Quello che non avrei voluto vedere nella Paris Fashion Week.


Durante la fashion week parigina si sono susseguite sulle numerose catwalks abiti da favola, creazioni scenografiche che definirle semplicemente abiti è riduttivo, in quanto la loro bellezza, perfezione e struttura architettonica le rende delle vere opere d’arte, e a questo punto come non citare Valentino, Elie Saab ed Iris van Herpen. Abbiamo assistito alla femminilità decisa, erotica e mai volgare di Riccardo Tisci per Givenchy, che ha reinventato il bon ton rendendolo attuale e, infine, le citazioni storico-artistiche di Lanvin che, attraversol’Art-Déco degli anni ’20 unita all’espressione michelangiolesca del “non finito”, ha estasiato il fashion system. Invasi così da una quantità infinita di proposte meravigliose al punto che i nostri occhi, abituati al bello, si trovavano colti da un “beautiful loop”, ma nonostante ciò, a parer mio, sono stati presentati, anche, capi che non vorrei vedere e usare mai, accessori di indubbia comodità e scenografie alquanto insolite; e contrariamente a molte opinioni positive a riguardo io non posso non chiedermi:«Come fate ad approvare e a farvi piacere sempre tutto?!?!».

Iniziamo con gli “abiti armatura” di Yohji Yamamoto, lui che ha sostenuto:«Il mio abbigliamento vi protegge da sguardi indiscreti. La moda non può farvi sexy», lui che ancora non gli chiaro, e in questa collezione più delle altre, che nessuna donna vuole vestirsi indossando un gommone al posto del piumino, nessuna donna vuole giocare a nascondino con i passanti che dividono con lei il marciapiede, ma al contrario ogni donna vuole sentirsi, ed è a suo modo, femminile. Siamo sinceri, noi donne siamo femminili sin da piccoline, anche quando improvvisavamo nel corridoio della nostra casa sfilate con le décolletés e il lungo abito rosso rubato nell’armadio della mamma, inconsciamente abbinato al rossetto fucsia tipico negli anni ’80, ignare che un giorno quel colore shock sarebbe andato di moda con un outfit rosso per un look da star, ma noi star lo eravamo già! Quindi caro Yamamoto, spero non me ne voglia, ma noi donne continueremo a camminare sui nostri tacchi, a strizzare la nostra vita in affusolate gonne a vita alta e a portare lo chiffon sotto la pelliccia in pieno inverno.

Raf Simons, per Christian Dior, punta e riesce con gli abiti a parlarci di una donna nuova, energica e decisa, una donna sempre elegante in giacche a doppiopetto, femminile avvolta in cappotti dalle maniche lunghe fino al gomito e con abiti da sera dagli spacchi profondi. Una collezione, fin qui, armoniosa e dal chiaro stile Simons che punta sempre alla contemporaneità e al futuro, un’armonia che però vacilla quando osservando il look per esteso mi soffermo sulle scarpe e mi domando:«Perché?! Sì perché quel plateau?!». Mi rendo conto che la moda è essere sempre un passo avanti, unendo la classica Mary Jane alle scarpe da ginnastica con air, ma con quelle décollétes si rischia di essere scambiate per dei Power Rangers o, peggio che ci vada, per aver modificato il plateau con la famosa gomma da masticare Big Babol, sempre per ricordare gli anni ’80.

Alessandro Dell’Acqua nel suo debutto come direttore creativo per Rochas ha realizzato una collezione ricca e ricercata, dalle linee pulite ma dai tessuti preziosi, come il velluto dipinto a mano, la seta, il cashmere e lo chiffon, senza tralasciare le pietre e i cristalli che ornano gli abiti, le pieghe delle gonne e le scarpe. Tutto perfetto e di gran stile fino a quando non si intuisce una partnership con l’azienda leader nel settore della pulizia: la Vileda. Ebbene si, quei lunghi guanti in nappa non sembrano altro che i guanti casalinghi usati per fare le pulizie e per di più proposti in varie nuance, come l’arancione, l’azzurro, il rosa e soprattutto il giallo canarino, cavallo di battaglia dell’azienda dei famosi guanti. Anche tu, caro Alessandro, fai parte di quegli uomini che non abbandonano l’idea che noi donne dobbiamo sempre rassettare?! Prima o poi verrete puniti per questo, sappiatelo.

E’ cosa risaputa oramai, ogniqualvolta la signora Miuccia Pradarealizza una collezione fa tendenza, come le pellicce con visi di donne stampati, chi non ne vorrebbe una?! O pensare di indossare, per il prossimo inverno, quegli abiti trasparenti abbinati a montoni over dai ciuffi di furs in rosso e giallo, che pur facendo tanto semaforo a noi non importa perché ce lo dice Miuccia. A Parigi, sfilando con Miu Miu propone una linea pratica, innovativa, come sempre, dalla forte spinta sporty e dall’esplosione del pvc. Il pvc che ci può anche stare in quanto essendo l’autunno una stagione piovosa non è un danno avere un soprabito di quel materiale, ma ciò che mi perplime sono ibooties in pvc trasparente con tacco. Mi permetto di contraddirla cara Miuccia, ma quei booties non rassicurano per bellezza, ma soprattutto per comodità in quanto sappiamo tutti che quando piove l’aria è stracolma di umidità e l’effetto umidità unita al pvc crea quel liquido, naturale sì, ma scivoloso chiamato sudore che non è per nulla fashion. 

Nicolas Ghesquière, debuttando come direttore creativo daLouis Vuitton, fortemente voluto dalla figlia di Bernard Arnault, ha proposto linee semplici, rigorose e dal chiaro rimando agli anni ’60, a mio avviso tutto fa respirare un’idea trattenuta, dove si accenna ma non si rischia, ma nonostante ciò non possiamo non dar fiducia alla prima prova di Ghesquière, non possiamo neanche immaginare la grande responsabilità che ha sentito in questi mesi sapendo di dover sostituire il grande Marc Jacobs e prendere sulle sue spalle un marchio storico come LV, anche se un consiglio mi sento di dartelo, caro Nicolas, le borse bauletto che hai proposto, sono belle per i tessuti, per le lavorazioni e per le tonalità dei colori usati ed è risaputo che questo tipo di bag è un must-have ed è perfetta nella sua praticità, ma se le pensi e le realizzi orfane di un manico diventa magicamente scomoda e per nulla riservata, diventando non adatta ad assere aperta, perché appena si accenna il movimento della lampo si apre tutta sbrotolandosi, quindi ridacci indietro il secondo e tanto utile manico, grazie.

Infine, non poteva mancare Karl Lagerfeld, che in quanto a incompatibilità siamo secondi solo a Re Giorgio e alla Signora Wintour, ed è altrettanto risaputo e non smetterò mai di dirlo che il mio dissenso è inversamente proporzionato all’adorazione che provo per lui da Fendi. Finché avrò voce e una tastiera su cui scrivere, il mio pensiero su Chanel non sarà mai in linea con la maggior parte dei consensi, veri o finti, che leggerò e che ascolterò. Dopo Jeremy Scott che ha portato Moschino al McDonald’s con la sua fast-fashion, pensavamo di aver visto tutto, e invece, ecco che arriva Karl catapultando tutti in un supermarket, facendo sfilare le modelle in sneakers, quelle che per realizzarle occorrono 30 ore per paio, con cappotti over, dal tweed dall’aria quasi invecchiata e il completo rosa traforato, che con tutta onestà non credo assolutamente che la Signora Coco l’avrebbe mai proposto, come neanche le sneakers, nonostante praticasse la praticità. Quel tutto rigorosamente sporty ma di lusso, modificando e snaturando quello che Chanel è stato, è e sarà nel tempo, cioè sinonimo di stile ed eleganza. Inoltre, ricordo quelle scenografie avveniristiche, come la sfilata per la primavera-estate 2013, dove il Grand Palais di Parigi era invaso da pannelli solari e pale eoliche puntando tutto sul green, oppure la finta galleria d’arte per la sfilata primavera-estate 2014, ora, invece, l’idea di Karl era quella di portare la moda, quindi ciò che è costoso, in un ambiente di tutti i giorni, ma tutto ciò è incongruo perché si sa la moda ci piace e ci cattura proprio perché non è qualche cosa di comune, ma è sogno e scintillio e lo sappiamo tutti che Chanel non si troverà mai su uno scaffale accanto al detersivo e, con molta franchezza, vedere una 2.55 avvolta in un cellofan in una vaschetta a me fa una certa impressione (e mi ha ricordato le magliette della Libreria ArionEritrea a Roma), concludendo caro Karl, dopo questa sfilata hai autorizzato tutte queste squilibrate a “selfizzarsi” all’Esselunga, LIDL e il Simply. Ti sembra giusto?!?! A me, sinceramente, no!!!

 

Edited by Silvia Berardi – So stylist S By S http://sostylishsbys.wordpress.com/2014/03/25/quello-che-non-avrei-voluto-vedere-nella-paris-fashion-week-2/

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