Marco Taranto. Chiacchiere e curiosità con il vincitore di Project Runway Italia.


Sono cresciuta disegnando figurini, osservando mia nonna cucire vestitini per me, guardando le sfilate in tv, come Donna sotto le stelle, e i vari programmi dedicati alla moda e ai giovani stilisti, tra cui le prime edizioni di Project Runway(USA), e incontrare Marco Taranto, vincitore della 1a edizione di Project Runway Italia è stata una piacevole sorpresa!

Contrariamente alle mie aspettative, ho conosciuto una persona simpatica e gentile, disponibile a chiacchierare e a rispondere alle mie curiosità e domande.
Una persona con cui ho trovato molti punti in comune, come l’età, la provenienza – entrambi della Calabria e della provincia di Cosenza – e la passione per la danza.
Entrambi amiamo creare, fare della moda l’espressione concreta della nostra personalità, l’espressione delle nostre idee e di ciò che siamo.
Ragazzi che lottano e cercano di realizzare il proprio sogno, inviando curriculum e ricevendo risposte negative e porte in faccia.
Per Marco Taranto, Project Runway IT ha “Aiutato la mia autostima. Serve tutto nella vita, le batoste e le vittorie, ma la realtà fuori il programma è tutt’altra. E’ alzarsi la mattina e, alcune volte, non sapere dove sbattere la testa.”

Marco raccontami del tuo percorso studi e del perchè hai deciso di trasferirti a Roma?

Ho iniziato a studiare presso una scuola di moda a Cosenza e da lì ho partecipato al concorso internazionale Moda Movie, che ho vinto nel 2009. Grazie a questa vittoria ho avuto la possibilità di venire a Roma per uno stage.
Una volta nella capitale, ho deciso di iscriversi all’Accademia Koefia, lasciando così l’attuale scuola e il corso di danza. Ho intrapreso il percorso studi di 3 anni, mi sono diplomato e ho iniziato a collaborare con la Koefia come docente in confezione.
Ho svolto vari stage in alcune sartorie romane, da Gattinoni come illustratore e da Valentino. Ho partecipato ad alcuni concorsi, vincendo e ottenendo riconoscimenti grazie alla mia creatività.

Cosa ti incuriosisce della moda e come pensi possa rappresentare te stesso?

La moda è un pò come la danza. Non è espressione verbale – ed io non sono molto bravo con le parole – quindi ho cercato di scegliere quale delle due espressioni artistiche mi permettesse di rappresentarmi al meglio. 
Mi sono incuriosito di entrambi, ma alla fine la moda ha prevalso, perchè non amo “metterci la faccia” e preferisco restare dietro le quinte, far parlare gli abiti! 

Ho seguito con attenzione il tuo percorso a Project Runway IT e, nonostante io abbia uno stile diverso dal tuo, i tuoi abiti mi sono piaciuti molto. 
Il tuo stile è ben strutturato, elaborato e studiato nelle forme e nei volumi, colpisce e punta esclusivamente al nero. Hai uno stilista al quale fai riferimento? O semplicemente da cosa deriva la tua ispirazione?

L’unico stilista che mi piace da morire è Gareth Pugh, per il suo studio delle forme. Anche Iris Van Harper. Insomma un pò tutta la scuola di Anversa, perchè puntano alla continua sperimentazione e questo mi piace particolarmente. 
Purtroppo in Italia, quando inizi a fare cose del genere, vieni puntato come lo “strano”, ma in realtà non penso di aver fatto nulla di strano!

Infatti non lo credo neanche io! Hai rappresentato te stesso e sei rimasto fedele alle tue idee e non tutti lo fanno al giorno d’oggi. Si cerca di guardare più il lato commerciale e andare sul sicuro, puntando alla massa. Tu hai osato e ti sei messo in gioco. Dopotutto lo scopo di programmi del genere è anche quello di far emergere la creatività e il particolare.

Vivendo 24 ore su 24 con gli altri concorrenti, hai avuto modo di catturare input e ispirazioni dal loro stile e dal loro modo di lavorare? 

La persona che per me è stata un esempio è Elena Pignata. Lei sa lavorare bene, con meticolosità, e sa davvero “come si fa moda”. Anche da un punto di vista caratteriale è molto pacata e professionale, al contrario io sono un “casciarone” e più istintivo.

Sei rimasto in contatto con qualcuno di loro?

Si, con Elena appunto. Rocco, Giorgia e zio Salvo. Io lo chiamo “zio Salvo” perchè è sempre stato molto disponibile, gentile e semplice, ciò che caratterizza noi del Sud!!! 

Nelle varie puntate del Daily, capitava che i concorrenti, duranti i confessionali, parlassero di te. I loro commenti ti hanno toccato particolarmente, c’è stato qualcosa che non ti aspettavi?

Beh, ti direi i commenti di Elena in merito alle mie richieste d’aiuto o consiglio. Spesso lei si lamentava di questa cosa e mi è dispiaciuto! Ma a parte ciò, nulla mi ha toccato più di tanto. Bene o male mi aspettavo tutto! Nessuno ha detto qualcosa che io già non sapessi, a parte l’ultima arrivata Sara, con cui ho sempre avuto un rapporto contrastato.

Devo dire che, durante le varie discussioni, ho appoggiato le tue parole, come quelle di Giorgia. Penso che, oltre il risultato finale, ciò che resta è il rapporto che si crea tra voi concorrenti, quindi è importante creare un gruppo in cui l’atmosfera sia piacevole. Giusto? 

Sicuramente! Sai, i leggo molto i commenti, e sono felice che tutti abbiano pensato bene di me, mentre quello che mi dispiace è stato leggere alcune cose su Giorgia e Rocco. Alla fine loro sono persone istintive, un pò come me, e può darsi che il pubblico non li abbia capiti a pieno. Il fatto che sono in contatto con loro è una conferma che sono persone su cui fare riferimento.

Io ti ammiro, perchè per come sono io, non credo avrei potuto reggere una situazione del genere! Tu che sensazioni hai provato?

Prima di partire anche io la pensavo come te, ma una volta lì tutto diventa famigliare. Ad esempio, con i cameramen si finisce per instaurare un rapporto di famigliarità, per cui senti di meno il peso della tv e delle telecamere.

Parlando dell’edizione americana e di questa italiana, il confronto è scontato. La tua opinione in merito qual è?

Ovviamente in America l’edizione è arrivata alla dodicesima ed ha avuto modo di perfezionarsi nel tempo, mentre questa italiana penso abbia già buone basi per ottenere successo.
Anche la scelta della presentatrice, Eva, è stata azzeccata. Lei è molto professionale e conosce bene il settore moda, contrariamente ad una qualsiasi presentatrice che fa solo tv. Inoltre, anche caratterialmente, lei è fantastica e ha saputo dividere bene il lato professionale sulla runway e quello umano dietro le quinte. 
Come i giudici, Alberta Ferretti e Tomaso Trussardi.
In più i vari ospiti hanno dato un raggio d’azione più ampio e diverse opinione, non sempre legate alla moda, che hanno reso il programma più variegato.

A proposito di Tomaso Trussardi. Cosa ti aspetti da questo contratto di lavoro? E come pensi lo stile del brand possa mixarsi con il tuo? 

Diciamo nulla!!! Preferisco non aspettarmi nulla, perchè è già una grande opportunità aver vinto questo contratto. 
Porterò le mie idee, sbagliate o meno che siano, e saranno loro a valutarle nel migliore dei modi! Non so cosa succederà, ma sarà curioso scoprirlo ed anche incanalare in un target la mia creatività senza briglie.

I 3 capi che la donna vestita da Marco Taranto deve necessariamente avere del guardaroba?

Il cappotto sicuro. I pantaloni anche. E la camicia, quale perfetto connubio tra personalità e portabilità. Rende adeguata una donna per ogni occasione, per andare a lavoro la mattina e all’aperitivo la sera.

Sono d’accordo! Infatti io vesto sempre camicia e pantaloni, perfetti per il lavoro e comodi per spostarsi in città e incontrarsi per un aperitivo in centro.

Pensando a questi mesi passati e al tuo stato d’animo, scegli 1 canzone, 1 colore e 1 parola che possano rappresentarli al meglio. 
(Sì, mi sono impegnata con questa domanda, mettendolo un pò in difficoltà!!!)

Allora…mmmmm…ultimamente ascolto molte canzoni, ma l’unica che mi viene in mente ora è la colonna sonora della sfilata finale: Daft Punk “Aerodynamic”.
Parola? Cambiamento!!! 
Il colore è il giallo, che non equivale a invidia, a luce, speranza. Giallo in contrasto al Nero, l’altro mio colore, inteso come oscurità. 

Anche tu, come me, hai deciso di lasciare la Calabria e la famiglia e trasferirti a Roma, cambiando abitudini di vita ed approcciandoti con una realtà che va ben oltre la “mentalità del piccole paese”. Come hai vissuto questo cambiamento? 

I miei genitori hanno sempre vissuto in Germania e hanno sempre avuto una mentalità molto aperta, quindi non ho avuto particolare difficoltà ad ambientarmi. Ti parlo anche della mia omosessualità, che in un paesino come Acri veniva sempre giudicata, ma che i miei nonni, calabresi di 73 e 74 anni, quindi con una certa cultura, non hanno mai criticato, anzi! Loro non hanno mai ascoltato i pettegolezzi e mi hanno sempre fatto vivere questa situazione in maniera serena. Anche quando mi sono trasferito, non avevo paura della città, ma soprattutto delle persone, forse un pò più chiuse rispetto a noi calabresi, molto calorosi ed affettuosi. 

Non so se hai sentito la notizia secondo cui il sindaco di Verona ha negato ogni rapporto tra veronesi e calabresi . A mio parere è una sciocchezza, perchè il buono e il cattivo sono ovunque e fare di “tutta un’erba un fascio” è la cosa più sbagliata, dopotutto abbiamo splendidi luoghi di villeggiatura, un patrimonio artistico e storico di tutto rispetto, ottimo cibo e una grande eccellenza della moda, Gianni Versace. 
Tu cosa ne pensi? 

 Si, ovunque c’è del buono e del cattivo. Tutti dicono che i calabresi non fanno nulla, ma non è per niente vero. Noi sgomitiamo sempre e facciamo molti sacrifici, basti pensare a capifamiglia che, con un solo stipendio, devono mantenere figli all’università. Anche i miei nonni all’inizio mi mantenevano a Roma e devo loro tanto per tutto ciò. 

Concordo con te anche su questo! Forse noi ragazzi della Calabria, siamo quelli che maggiormente affrontiamo sacrifici, viviamo lontani dalle nostre famiglie, diventiamo forti e tenaci contro tutto e tutti, spesso veniamo derisi e criticati per la nostra provenienza, offesi per una cultura e per un dialetto che possono risultare bislacchi, ma non ci arrendiamo mai!!! 

Marco Taranto in 3 parole chi è?

Io sono semplice, da una parte buona, ma dall’altra stronza. Stronza perchè cerco di difendere i miei diritti e di tutelarmi. Anche se tutti pensano che io ora abbia tutto, solo perchè ho vinto, sbagliano! Ti capisco quando prima parlavamo di mandare CV, anche io lo facevo prima di Project Runway IT. Prendo le cose così come vengono, poi si vedrà. Io sono così! 

Edited by Angela Argirò http://achicarmour.blogspot.it/

(Per l’intervista completa di foto e riferimenti, visita il mio blog!)

 

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