YVES SAINT LAURENT: la vita, la moda, il film


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Sono molti gli stilisti dalla personalità complessa e assolutamente affascinante che ho avuto modo di studiare o semplicemente conoscere attraverso la lettura, in questi anni. Molti di loro hanno avuto una vita particolarmente travagliata, a volte dissoluta, altre volte decisamente fuori dagli schemi e spesso sono divenuti famosi grazie al loro talento o grazie a colpi di genio ed incontri fortunati con personalità complementari che li hanno aiutati ad emergere ed esprimere in toto le loro straordinarie capacità creative. Yves Saint Laurent è indubbiamente uno di questi.
La sua storia è qualcosa di estremamente interessante e rientra perfettamente all’interno dello studio della storia della moda e del costume, la quale a mio personale avviso, contiene tutto ciò che ha contribuito allo sviluppo della moda fin dalla sua nascita: dagli stilisti ai movimenti subculturali, dalle usanze fashion dei vari popoli e nelle varie epoche alle grandi rivoluzioni che ne hanno cambiato lo scenario continuamente, in una esaltante altalena di corsi e ricorsi storici.

YSL locandina film
E quale occasione migliore se non l’uscita del film biografico su Yves Saint Laurent, prevista a partire dal 27 Marzo, per ripercorrere la storia di uno degli stilisti più controversi e geniali della storia della moda?
La storia di uno stilista innovatore che, al pari di Chanel, ha saputo creare uno stile unico che ancora oggi è simbolo di perfezione ed eleganza, raffinata e moderna al tempo stesso. Il primo a capire, già negli anni ’60 che l’alta moda poteva prendere ispirazione dalla strada senza rimanere arroccata nelle proprie granitiche certezze e nella propria totale autoreferenzialità. Il primo, ben prima di Giorgio Armani, a intuire le potenzialità dell’introduzione di capi maschili nel guardaroba femminile: il blazer, la sahariana, lo smoking, il trench, il giubbotto di pelle, il tailleur-pantalone e molti altri. Il primo ad esplorare il binomio moda e arte, oggi forse scontato, ma all’epoca una vera novità, tributando spesso i suoi abiti ad artisti che amava, come Picasso, Andy Warhol, Matisse, Braque, Mondrian. Ancora, Yves Saint Lauren fu il primo a sperimentare le commistioni etniche con ispirazioni provenienti dall’Africa, dall’India, dalla Spagna, dal Marocco e dalla Russia, che aggiungeva per arricchire le sue collezioni.
Ovviamente il film, diretto da Jalil Lespert, non è incentrato solamente sulla carriera artistica di Yves Saint Laurent, ma tenta di mettere in luce vari aspetti della vita di questo straordinario stilista, scomparso in tempi abbastanza recenti (2008) ma ancora simbolo di quella moda parigina emblema dell’eleganza più assoluta. Basti pensare che nel 1980 fu l’unico creatore vivente ad essere il protagonista di una bellissima retrospettiva del suo lavoro al Metropolitan Museum di New York. Dall’aspetto socio-politico legato alle sue origini algerine, con cui deve fare i conti al momento della chiamata alle armi, al suo successo come stilista, alle difficoltà e al peso dell’essere un creatore famoso ed idolatrato, fino al binomio sentimentale e artistico con Bergè con cui non sono mancati problemi e tradimenti, il film racchiude l’anima della persona Yves Saint Laurent, non solo del personaggio.

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Narra di uno degli anni decisivi per la vita dello stilista, ovvero il 1957, quando l’allora ventunenne fu chiamato a sostituire il defunto Christian Dior a capo della maison, dopo aver ampiamento dimostrato al suo interno le proprie capacità stilistiche. Sarà la svolta della sua vita: la sua prima collezione avrà un successo incredibile e lo porterà ai vertici della moda parigina, con tutto lo stress derivante da una tale condizione. Proprio in quel periodo verrà chiamato a partecipare alla guerra in Algeria e sarà colpito da una sindrome maniaco-depressiva che lo porterà ad un ricovero in clinica e al suo successivo licenziamento dalla maison. Sarà l’incontro con Pierre Bergè, che diventerà presto il suo compagno e il suo factotum, a tirarlo fuori dal baratro in cui Yves era precipitato. Insieme a Bergè, Yves Saint Laurent apre una propria casa di produzione di haute couture, creando il proprio celebre marchio YSL che da quel momento in poi diventerà simbolo di eleganza, fascino, glamour ed elevata qualità.
Un film dunque da non perdere per chi ama questo stilista e per conoscere qualcosa di più di uno degli artisti di moda più importanti dei nostri tempi.

YSL abiti anni '60

Edited by Claudia Giordano – Blondy With Fashion Blog 

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