Backstage at the LondonFashionWeek


Ah il periodo delle settimane della moda ha qualcosa di magico nell’aria, ovunque si respira glamour, lo stile è decisamente uno stile di vita e gli occhi di tutto il mondo sono puntati, più che sulle passerelle, agli ingressi e ai front row delle sfilate, dove celebrità ed emeriti sconosciuti fanno a gara per il posto del più eccentrico.

La sottoscritta ha avuto “l’onore” di poter lavorare (a titolo puramente gratuito quindi più che altro lo definirei un “volontariato con stile”) nel backstage di alcune sfilate ed eventi organizzati da un’agenzia di pubbliche relazioni con base a Brick Lane.

Gli stilisti erano tutti orientali e i vestiti a tratti favolosi a tratti, beh, diciamo “di difficile apprezzamento per un commune profano come me”.

Comunque io, insignita della carica di fotografa del dietro le quinte, ho avuto il piacere di seguire da vicino tutto quello che sta esattamente prima delle luci della ribalta, dei vip in occhiali da sole seduti in prima fila e delle blogger indaffarate a farsi fotografare con indosso l’ultimo sponsor.

Come avrete già capito questo non sarà il solito articolo che elogia questo o quello stilista, che parla dei futuri trend e descrive cosa indossavano i vip. Questo articolo vuole sfatare falsi miti, raccontarvi quello che accade veramente nel backstage, darvi un nuovo punto di vista sul mondo della moda perchè, davvero, “non è tutto oro quel che luccica”.

Primo giorno: sabato mattina, ore 8.30, Covent Garden. Le uniche persone presenti per strada eravamo io e un uomo che faceva volantinaggio per chissà quale ristorante o azione benefica.

Scambiato uno sguardo di reciproca compassione per essere gli unici poveretti a non trovarsi a letto a riprendersi dai bagordi della sera precedente, mi reco alla Freemason’s Hall dove si sarebbe dovuta tenere la prima delle due sfilate previste nella mia scaletta quel giorno.

Passo dall’ingresso sul retro, quello per gli addetti al lavoro, mi identifico, mi mettono un braccialetto fuxia e mi spediscono nel reparto “trucco-parrucco-sartoria”.

Lì capisco di non essere l’unica poveretta costretta ad alzarsi a quelle ore , anzi, forse i truccatori e i parrucchieri potrebbero avere avuto l’immenso piacere di vedere addirittura sorgere il sole su Londra, cosa già di per sè eccezionale dopo un mese di pioggie ininterrotte resa ancora più eccezionale dal fatto che trovare un solo londinese in giro di sabato mattina prima dell’ora del brunch è impresa ben più rara che trovare un orso bianco alle Bermuda.

Comunque agguanto la mia macchina fotografica e inizio a scattare, è la prima volta che faccio una cosa del genere quindi brancolo totalmente nel buio e decisamente i miei primi scatti sono, per usare un termine tecnico, fatti “a caso”.

Man mano che ci prendo la mano, la vista si disappanna e la caffeina ingurgitata poco prima comincia a fare effetto capisco che questa occasione può essere non solo utile per arricchire il mio curriculum ma anche un inaspettato punto di osservazione privilegiato su quel mondo dorato che ho sempre e solo visto raccontato dalle pagine di Vogue e Elle.

Con mio grande rammarico mi accorgo che se non sei una di quelle persone sedute in platea tutte prese ad annotarsi chissà cosa sui loro Iphone e a farsi selfie da diffondere pandemicamente su qualsiasi social esistente, beh se non sei una di quelle persone il mondo della moda è solo una gigantesca catena di montaggio.

Le tute degli operai della moda sono dei completi total black molto chic ma i turni di lavoro sono decisamente più stressanti. Se un operaio ha in media otto ore per fare al meglio il suo lavoro, noi api operaie del fashion non ne abbiamo nemmeno la metà per creare qualcosa di unico, irripetibile e assolutamente perfetto. Potete, dunque, comprendere che l’ansia e l’agitazione siano decisamente alle stelle.

La sfilata è un evento unico, della durata di una ventina di minuti se tutto va bene, in cui non è ammesso sbagliare, la perfezione non è un’opzione ma un obbligo per la buona riuscita dell’evento.

Che tu sia un fotografo, una modella, un truccatore o un parrucchiere la parola d’ordine è “velocità”.

Ecco che allora mentre una modella viene truccata, pettinata e le vengone fatte mani e piedi (quasi provavo pena per loro vedendole lì comodamente sedute mentre io avevo le occhiaie fino alle ginocchia) ad un’altra vengono provati i vestiti una, due, tre volte per essere sicuri che le cadano alla perfezione e che non ci siano errori durante lo show.

Ma parliamo appunto delle modelle che sono state la scoperta più interessante di questi tre giorni.

Dire che sono magre come dei chiodi sarebbe un pallido eufemismo e non aggiungerebbe nulla di nuovo a quello che già tutti sapevamo.

Ma quello che in pochi sanno è che le modelle sono degli strani esseri umani privi di qualsiasi espressione facciale di gioia. Insomma, non sorridono mai!!!!

Io credevo che fosse solo una cosa che dovevano fare in passerella invece le modelle non sorridono mai. Forse lo fanno per non farsi venire le rughe intorno alla bocca, cosa che le farebbe ridiscendere sulla terra assieme a noi comuni mortali dotati di mimica facciale, o forse, più semplicemente non hanno nulla per cui sorridere.

Diciamoci la verità essere perennemente attente alla linea, dovendo rinunciare a carboidrati e dolci non farebbe sorridere nemmeno noi!!!

In effetti anche il loro intimo è triste quasi quanto le loro faccie, anzi di più. Vi dico solo questo: reggiseno sportivo e mutandone alla Bridget Jones color carne.. traete voi le conclusioni!!

Mi dispiace per i maschi all’ascolto ma le modelle nella vita reale non hanno nulla a che vedere con i fantastici angeli di Victoria’s Secret tutti pizzi e piume.

Altra cosa sconvolgente è l’enorme quantità di cibo presente nel backstage di una sfilata. Uno si aspetterebbe al massimo frutta fresca e carote crude e, invece, il dietro le quinte è meglio del buffet di un hotel a 5 stelle: bagel al salmone, crouissant, sandwich, muffin.

La frutta è chiaramente quella che va per la maggiore ma giurerei di aver visto una delle modelle addentare mezzo bagel al salmone e crema di formaggio.

Purtroppo non sono riuscita a immortalare la scena quindi il mio rimarrà uno di quegli avvistamenti, alla pari di quelli che dicono di aver visto un Ufo o l’Uomo delle Nevi, a cui nessuno riuscirà mai a credere.

Dopo un paio d’ore e altre prove tecninche in passerella con le modelle nel dietro le quinte che tremano come delle foglie per il freddo (o per la cronica mancanza di zuccheri nel sangue) tutto è pronto, gli ospiti sono invitati ad accomodarsi e che abbia inizio lo spettacolo.

Quando parte la musica e le luci si abbassano finalmente tutti possiamo tirare un sospiro di sollievo e gustarci quella magia che, uno per uno, abbiamo contribuito a creare.

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Edited by Beatrice Gerardi

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