Don’t be cruel…


scimmietta11 Marzo 2013, l’EU vieta i test di ingredienti o prodotti cosmetici sugli animali, nonché la commercializzazione di questi…ma non disperate, se dovete testare un detergente per la casa munitevi pure di qualche scimpanzè!

Scusate ma la confusione nasce spontanea.

Dunque, nel decreto di quasi un anno fa, e con il percorso iniziato molto tempo prima dall’Europa, si è detto e dimostrato che non sono necessari esperimenti su cavie animali per verificare la sicurezza di prodotti di bellezza e cura della persona, fin qui ci siamo, ma perchè per uno sgrassatore non è lo stesso?

Il dubbio rimane, così come le torture su dei poveri animaletti. Esseri da cui tanto ci affrettiamo a prendere le distanze in quanto, noi, superiori, distinti per ragione e sentimento, e di cui spesso siamo tanto più bestiali.

Ma questo dubbio non è l’unico a destare interrogativi e sospetti, di fatto, se nei ventotto stati membri e pochi più vigono determinati divieti, c’è tutto un mondo, ci sono tanti ambiti, dove certe procedure sono ancora ammesse, rischiando di rendere le esistenti normative facilmente eludibili, e per di più poco credibili.

Di fatto possiamo ancora intossicare un topo per testare un ingrediente chimico pensato oggi per un detersivo, domani usato in uno shampo, di fatto in alcune scuole, a diversi livelli d’istruzione, vengono praticate vivisezioni didattiche, di fatto migliaia di visoni, volpi (e chi più ne ha più ne metta) vengono allevati per una pelliccia,……

L’argomento è delicato, va preso con le pinze, poi specie se ci si allontana dai rossetti e ci si sposta nei laboratori dove si cercano cure per gravi patologie (in tal caso sembra che la sperimentazione in vivo e quella in vitro debbano ancora inevitabilmente coesistere, anche se ci sono tanto rispettabili quanto competenti pareri contrastanti a riguardo).

Cambiare procedure, modi di fare, certo non è semplice come fare una campagna pubblicitaria, o una raccolta firme, ma neanche impossibile, soluzioni alternative ci sono, in assenza si possono cercare, volerle cercare potrebbe essere già tanto.

Quando si parla di vite, gli estremismi, sia da un lato che da un altro, servono a ben poco se non riescono a migliorarne, tutelarne e salvarne quante più  possibile, indipendentemente che siano umane o meno.

Questo è il punto, farsi un esame di coscienza e chiedersi se alcune necessità sono realmente tali, se la sofferenza di altri esseri è fondamentale per il benessere di altri, se realmente stiamo usando i mezzi che abbiamo nel modo migliore, nel modo più sostenibile, misurato ed eticamente corretto.

Confido nel progresso, nella ricerca, ma allo stesso modo temo le debolezze degli animi, delle intelligenze, delle persone che ne sono gli artefici.

Potrei chiudere con foto scioccanti, ce ne sono tante, ma vi lascio civilmente la libertà di scegliere e andarle a vedere per conto vostro, se vi va.

Preferisco chiudere con alcuni volti di una semplice, ma non per questo insignificante, campagna della Cruelty-Free International (una delle tante associazioni che hanno a cuore gli animali- ENPA, LAV, BUAV, PETA etc etc)

L’immagine che vi vorrei lasciare però è un’altra:voi, stesi su un tavolo, sotto i ferri una qualche altra e più evoluta aliena forma di vita dominante.

Non gridereste ‘basta!’? Non chiedereste pietà? E che considerazione avreste di un interlocutore che impassibile continua la sua attività difronte alla vostra indifesa sofferenza?

Bè, nell’attuale stato delle cose, quegli interlocutori impassibili siamo noi.

Per fortuna forse non tutti.

..Don’t be cruel to a heart that’s true..”

foto finale

Edited by Francesca Delle Monache

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