Sei Nazioni…un solo sport


No, per una volta non si parla di calcio, anchè perchè, in tal caso, le nazioni coinvolte sarebbero state ben più numerose.

Si parla di Inghilterra, Francia, Italia, Irlanda, Scozia, Galles, si parla di rugby.

Londra, la presentazione del torneo di rugby Sei Nazioni 2013

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Sebbene stia iniziando ad essere pubblicizzato da poco, cosa che forse finora è stata una delle sue grandi fortune, la storia di questo sport inizia nel lontano 1823, indovinate dove? A Rugby.

Sul serio. Prende infatti il nome dalla cittadina del Warwickshire, Regno Unito, dove la leggenda descrive la sua origine per mano di William Webb Ellis, uno studente, che durante una partita di primordiale calcio, colpito da una sorta di raptus, prese la palla, e con questa tra le mani corse fino alla linea di fondo campo dove la schiacciò a terra.

Ok, forse non sarà andata esattamente così, ma questa è una delle versioni circolanti, nonché la mia preferita. Voi immaginate, le atmosfere composte e aristocratiche dei campi da calcio universitari dell’inghilterra del 1800, o di oggi se volete, forse non cambia poi molto, visualizzate questo ragazzo stressato o semplicemente un po’ sopra le righe che di punto in bianco inizia a correre rompendo tutte le regole, lasciando tutti di stucco, magari divertendo anche qualcuno. Scena esilarante per la sua follia, ma anche romantica se la si legge come metafora, ed entusiasmante se si pensa che da tutto ciò possa essere nato uno sport. Uno sport che per chi lo pratica, per chi lo ama, veramente, è qualcosa di più, è uno stile di vita.

Nel formato più conosciuto in campo sono quindici contro quindici, con poche protezioni, tanto contatto fisico, diretto, con l’avversario, e la meta da conquistare.

Non mi sto ora a dilungare nell’elencare le regole tecniche del gioco, che in ogni caso non sono difficili da assimilare, perchè vorrei far soffermare l’attenzione sul fatto che uno sport potenzialmente così tanto violento, in realtà non lo sia.

Sicuramente tra una mischia e un placcaggio, il modo di ri-suonarle a chi ci aveva steso una manata in più qualche secondo prima, o a chi ci aveva tirato troppo la maglia, la si trova e come, le occasioni non mancano e le probabilità di passare inosservati sono di gran lunga maggiori, ma..mai sentito parlare di rugbisti che si prendono a testate durante un mondiale?

Mmmm..no.

Per quanto siano irritanti e poco carini da fare, i paragoni vengono da sè, vi lascio ai vostri, con le relative riflessioni, io, da profana mi trovo quasi totalmente d’accordo con la massima di Henry Blaha, secondo cui “Il rugby è uno sport bestiale giocato da gentiluomini. Il calcio è uno sport per gentiluomini giocato da bestie. Il football è uno sport bestiale giocato da bestie” .

C’è tutto un mondo, davvero affascinante, e almeno da conoscere, intorno ad ‘un ovale’, e non parlo solo dei bici-quadri-spalle-petto-addominali di Nick Youngquest (e compagni), ampiamente mostrati per promuovere il profumo di Paco Rabanne!

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Mi fermo. Enooorme digressione solo per dire che: il primo febbraio si comincia, per un totale di cinque giornate, fino al 15 marzo, durante le quali le squadre si sfideranno per conquistare il Trofeo del Sei Nazioni, e di contorno gli altri trofei assegati nei vari incontri (Calcutta Cup, Millennium Trophy, Centenary Quaich, Trofeo Giuseppe Garibaldi).

Il campione in carica è il Galles, il cucchiaio di legno ‘lo porta’ la Francia.

La nostra nazionale sta crescendo, se non altro, pare abbia smesso di collezionare utensili da cucina, chissà quando si potrà iniziare a credere di vincere il titolo,..non resta che seguire gli azzurri, su D-Max se non riuscite a schiodarvi dal televisore, all’Olimpico di Roma per le partite in casa (e ve le consiglio vivamente), e in giro per l’Europa in trasferta se siete proprio fortunati!

Engage!..oops, Enjoy!

Edited by Francesca Delle Monache

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